venerdì 9 febbraio 2018

Martina Pietramala. Nasce a Belvedere Marittimo (Cs) il 30-04-1988. Laureata in Lettere e Beni Culturali curriculum classico (laurea triennale) presso l’Università degli studi della Calabria con una tesi di laurea in epigrafia latina dal titolo “Augusto nelle regiones II e IV. Documenti epigrafici”. Laureata in Scienze dell’Antichità (laurea magistrale) nel medesimo Ateneo con una tesi di laurea in storia bizantina dal titolo “Cosenza in epoca bizantina”.

Aspirante docente di lettere, latino e greco, coltiva da sempre la passione per la storia e negli ultimi anni si è avvicinata alla storia del Medioevo.

martedì 30 gennaio 2018

Il fascino misterioso del Medioevo

Secondo Jacques Le Goff, uno dei massimi storici francesci del Medioevo, fa terminare l'eta di mezzo nel XVIII secolo, quest'epoca che viene spesso declassata, ma che Le Goff riesce a far risplendere nel suo famoso volume "Un lungo medioevo". Inoltre Nella città di Gubbio si tiene il Festival annuale del Medioevo che si è tenuto  dal  27 settembre al 1 ottobre 2017. 
La manifestazione, incentrata sulla divulgazione storica, è giunta alla terza edizione. È unica del suo genere nel panorama nazionale e coinvolge autori provenienti da venti università nazionali e straniere. Il Medioevo, emerge con il suo spaccato di età buia, sopraffatta dall'ignoranza della gente comune, ma che d'improvviso si apre a orizzonti mai conosciuti. Cominciano a nascere le università con Carlo Magno, inizia a muovere i primi passi la scrittura, i monaci si diffondono in tutto il mondo, i quali copieranno importanti opere giunte fino ai nostri giorni. Si sviluppano nuovi pensieri, che danno vita alle eresie cattoliche medievali, perseguite con vere e proprie crociate. Nasce l'arte gotica, che trova poi a Chartres la forma di maggiore espressione di fede mistero. Vengono innalzate grandi Cattedrali Gotiche, veri e propri scrigni di pietra. e poi ci sono grandi castelli feudali veri simboli di potere e ricchezza di un'epoca ormai lontana. Con gli inizi del X secolo  il potere di un feudatario si esprimeva costruendo grandi manieri. Questi  edifici erano costituiti da un grande torrione detto "mastio" l’ ultimo baluardo da difendere in caso di assedio, che doveva servire da magazzino per le provviste e naturalmente servire a scopo militare.




                                                                                                        Alberto Errico 

lunedì 29 gennaio 2018

San Pietro Vernotico, un Medioevo nascosto

La torre medievale 

L’ Origine  del nome Vernotico  è legato  al termine tardo latino vernoticus che significa invernale: secondo il dominio feudale "diritto alla vernotica" (jus vernoticae), il signore feudale poteva pascolare col proprio bestiame l'erba vernotica (invernale) nei fondi dei suoi sudditi. E’ stato anche proposto  di riferire il termine vernoticus al canale foca cucci  che attraversa il vecchio abitato  da intendere quindi come 'rio vernotico', in quanto fa defluire le acque piovane nel periodo invernale.
Le prime tracce documentali relative al toponimo risalgono al 1195, quando San Pietro Vernotico compare per la prima volta in documenti ufficiali: è infatti tra i feudi che l'imperatrice Costanza d'Altavilla conferma al vescovo di Lecce. In particolare, si conferma la donazione di Accardo II della Chiesa del Beato Pietro "che viene detta di Vernotico, con il suo pertinente casale, con uomini, vassalli, terre colte ed incolte, alberi, boschi ed acque, come i già detti Goffredo Conte di Lecce e di Ostuni e Accardo precedente dominatore di Lecce, a noi fedeli, hanno concesso alla Chiesa di Lecce".  Da tale documento si può evincere che San Pietro Vernotico esisteva già nel XII secolo. Infatti il Casale di san Pietro dunque come piccolo villaggio medievale  sviluppato intorno ad una chiesa omonima ancora esistente e che in quel secolo esso fu per la prima volta "infeudato" e cioè sottoposto al  vescovo di Lecce che ne assunse il dominio feudale.
Al periodo medievale risale la maestosa torre quadrata. Sulla chiave della volta principale  della torre di San Pietro Vernotico si può ancora oggi notare una data : 1380. Sarà probabilmente la data di costruzione dell'edificio.
Si sa inoltre che la torre ha origini normanne e che anticamente era circondata da un fossato con un ponte levatoio. Infatti ancora oggi viene indicato un massiccio blocco  di pietra calcarea, che sarebbe l'unica testimonianza rimasta sul quale poggiava il ponte. La costruzione sembra appartenente all'arma della nobile famiglia Castromediano. Tale elemento potrebbe far datare la costruzione della torre quadrata agli anni 1535-1552 durante i quali si ebbe a Lecce l'Arcivescovado di Giovanni Castromediano.



Robin Hood, la vera storia

Tutti noi conosciamo Robin Hood l'arciere che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Sfortunatamente non è cosi. Il leggendario arciere di Sherwood rubava  sì ai ricchi e dava i soldi ai poveri ma prestava con gli interessi. E’ la tesi di un nuovo libro, secondo il quale Robin Hood è stato uno dei primi usurai del medioevo e faceva parte dell'ordine dei Templari, i primi banchieri della storia.
John Paul Davis, autore del volume "Robin Hood: the Unknown Templaries", ha elaborato la teoria in alcuni passaggi di una famosa ballata inglese che racconta come Robin Hood avesse prestato 400 sterline ad un cavaliere che si era indebitato con un abate. Nella ballata " A Gest of Robin Hood" che rappresenta uno dei primi documenti che parlano del famoso fuorilegge,  Robin chiede al cavaliere se qualcuno può garantire per lui e poi accetta di prestargli il denaro, che avrebbe dovuto  restituire entro un anno. Nella ballata successiva risalente al XVI secolo, il cavaliere torna da Robin e gli offre di restituirli i soldi con un piccolo extra. Il fuorilegge si rifiutò di accettare i soldi, confessando al cavaliere di averli rubati all'abate e che non valeva la pena chiedergli altri soldi indietro. Secondo la tesi di Davis Robin Hood faceva parte dei templari perché solo i cavalieri del tempio praticavano quel tipo di prestito e dietro a questi prestiti doveva esserci un'organizzazione molto grossa.

                                                                                                          Alberto Errico



Bibliografia: "Cronache medievali" : quadrimestrale di studi medievali
Edizione Penne e Papiri - Giugno - Settembre 2010 


Le Città nel Medioevo

Veduta della Città di Oria
Le Città del medioevo erano cinte da mura di pietra altissime che non avevano solo lo scopo difensivo ma anche quello di ostentare il potere cittadino e comunale. Mercanti e cavalieri erano obbligati ad accedere alla Città attraverso una porta che veniva aperta e chiusa al tramonto. Al calar del sole infatti le campane cittadine suonavano il coprifuoco e tutti gli abitanti dovevano rincasare per via di criminali che giravano per le strade. Poiché le strade delle città erano abbastanza strette e racchiuse da mura fortificate, le case erano addossate una accanto all'altra. Per sfruttare lo spazio, i piani superiori venivano costruiti in aggetto. Molte volte le case su due lati della via arrivavano quasi a toccarsi, rendendo le strade buie e strette. Gli abitanti delle Città e dei villaggi attendevano le festività religiose, come Natale e Pasqua. 
Si lasciava il lavoro per partecipare alle festività, ai banchetti e alle funzioni religiose. Nei giorni dedicati ai Santi si tenevano grandi fiere, occasioni di incontro e di svago, all'estate da musici e cantastorie. Non era raro incontrare, in questi momenti, mendicanti e prostitute in giro per le Città oppure giovani amanti che si incontravano nella cattedrale per un momento di folle passione. Il calendimaggio era la festa più famosa, insieme alla festa della mietitura a Ferragosto.

                                                                                     
                                                                                       Alberto Errico

Il castello, un' invenzione del Medioevo ?


Quando diciamo “castello” tutti pensiamo a mura di pietra merlate, torrioni quadrangolari o circolari, feritoie, ponti levatoi e tutto il resto. In realtà la parola “castello” indica una categoria molto più vasta di costruzioni, che  spaziano dal semplice villaggio fortificato alla residenza fortificata del Signore alla motta, un monticello, di solito artificiale, su cui veniva costruita la fortificazione, di solito usando il legno invece che la pietra. Nel corso del XII secolo il mastio, o torrione, non era più l'unico edificio del castello. In quanto sede di una signoria doveva avere a disposizione una sala di rappresentanza, uno o più edifici religiosi, gli alloggiamenti dei cavalieri al seguito del Signore. Queste strutture erano circondate da un ampio circuito di mura. Ne è un esempio la cittadella. Questi edifici in pietra dovevano proteggere la popolazione in caso di assedio e i contadini potevano rifugiarsi nella fortezza. Questi edifici erano costituiti da un grande torrione quadrangolare che doveva servire da magazzino per le provviste e naturalmente essere in grado di ospitare una guarnigione di milites, cioè i cavalieri armati al soldo del castellano. Questi castelli dovevano proteggere la popolazione che risiedeva nelle campagne in caso di pericolo. Come afferma lo storico Alessandro Barbero, ordinario di storia medievale presso l'Università del Piemonte Orientale, "la popolazione per entrare nel castello doveva versare al Signore un contributo in denaro. In questo modo si assicurava la fedeltà dei sudditi.". Il punto debole di ogni fortificazione era naturalmente la porta.  Perciò spesso la si proteggeva con un "rivellino", cioè con una piccola fortificazione avanzata che bisognava 
espugnare prima di avvicinarsi all'ingresso vero e proprio. Inoltre, l'accesso era difeso dal ponte levatoio. Formalmente l’assedio cominciava quando gli assalitori aprivano il fuoco contro il castello. L'ingresso possedeva un ponte levatoio. Verso la metà del XIII secolo in Europa si cominciarono a costruire castelli costituiti da una serie successiva di recinti. Questi colossi di pietra vennero chiamati "castelli concentrici". Il muro esterno era a ridosso di quello più interno. Questo sistema permetteva agli arcieri appostati sulle cortine interne di "tirare" sui nemici i dardi delle frecce. Se gli attaccanti espugnavano il primo giro di mura, si trovano di fronte a un secondo più spesso, completamente esposti al tiro dei difensori. I castelli concentrici disponevano di difese per difendersi. Merlature e feritoie consentivano ai milites di controllare il nemico stando al coperto, senza essere visti. Il fossato del maniero poteva essere munito talvolta d'acqua e sorgere sulle rive di un fiume. Il ponte levatoio era sorretto da catene fissate da due travi detti "bolzoni", alla cui estremità era posto un contrappeso. I contrappesi facevano alzare i bolzoni che si inserivano in apposite sedi ricavate nel muro. Alle merlature si aggiunse il cosiddetto "apparato a sporgere". Il parapetto era appoggiato su mensole, i "beccatelli", che lo facevano sporgere rispetto alla cortina. Tra un beccatello e l'altro sono praticate delle buche, le "caditoie", attraverso le quali si gettavano pietre e acqua bollente sui nemici. Ne è l'esempio la torre quadrata di San Pietro Vernotico (Brindisi), dotata ancora di enormi caditoie e beccatelli. Individuato il punto dove costruire il castello, il feudatario incaricava un capomastro, assunto per erigere il maniero. Il capomastro si occupava infatti di selezionare e dirigere gli operai necessari all'opera di completamento : scavatori e taglia legna per formare il materiale, taglia pietre, ecc. Nel mastio della torre si trovava una stanza con un enorme camino posto al centro della sala. ,olte volte il focolare era inserito nello spessore del muro. Il fumo così poteva essere allontanato dalla stanza, attraverso una cappa che raccoglieva e lo convogliava all'esterno. All'alba del XV secolo l'assedio assume un ruolo preponderante nell'ordine delle operazioni militari in Occidente, superando le battaglie in campo aperto. Tutte le miniature medievali che illustrano un assedio, raffigurano un padiglione o una tenda per simbolizzare la presenza di un campo d'assedio. La riunione di un esercito, in occasione di un assedio, poteva prevedere diverse migliaia di uomini. Per mantenere questi uomini in buona salute e al riparo dalle intemperie, occorreva nutrirli e alloggiarli. Per opporsi a tali preparativi, i responsabili di una piazzaforte assediata, facevano distruggere tutte le infrastrutture che potessero servire agli assedianti e così i sobborghi erano i primi a essere bruciati. Gli abitanti delle città, spesso spontaneamente o sotto il controllo della guarnigione, distruggevano i ripari, le case e i ponti. Nel campo occorreva fornire allora un sufficiente numero di tende. Alcuni principi si facevano costruire delle case smontabili in legno. Carlo il Temerario ne possedeva due con finestre e ante; Luigi XI di Francia ne aveva una rivestita di cuoio. Nonostante numerose requisizioni nelle città, le tende sono raramente in numero sufficiente per tutto l'esercito e sono numerosi gli uomini che non beneficiano di questi alloggi. Nella prospettiva di un assedio di lunga durata, tutto diventa buono per costruirsi un riparo, si prendeva la decisione di abbattere gli alberi o di depredare le case nei dintorni. Durante un assedio gli assalitori potevano aprire il fuoco contro il castello. Prima di quel momento il castellano poteva consegnare la fortezza e la popolazione agli assalitori senza disonore e con la garanzia di aver salva la vita. Se il castellano rifiutava di arrendersi, l’attacco cominciava. Il primo ostacolo che l'eventuale assalitore incontrava era il fossato. Il fossato, che fosse riempito d'acqua o secco, ostacolava il passaggio delle macchine d’assedio a ridosso delle mura. Se era secco, poteva anche essere guarnito con pali o altri ostacoli che rallentassero l'avvicinamento del nemico e ne aumentassero la vulnerabilità. I nemici circondavano l’edificio nemico e montavano le macchine da guerra. Poi bombardavano il castello con le catapulte per indebolirne le difese e demoralizzarne i soldati. Infine, veniva dato l’assalto vero e proprio, con scale, corde, rampini, torri d’assedio, arieti e ogni altro equipaggiamento descritto sopra. Se i difensori resistevano, gli assedianti potevano scegliere di prendere per fame la fortezza o aspettare il diffondersi di una carestia. Questa era in effetti la tattica più tremenda. Innanzitutto gli assedianti bloccavano tutti i rifornimenti al castello. Una delle risorse che per prima veniva fermata era l'acqua. Questa, infatti,spesso giungeva al castello tramite un fiume sotterraneo sia che fosse naturale o costruito appositamente.
                                                                                                           

martedì 23 gennaio 2018

Castelli, dame e cavalieri

scena di un torneo 
Molti cavalieri ricevevano dal signore feudale  un pezzetto di terra incambio del servizio militare, questi vassalli governavano un piccolo castello, generalmente in pietra. Il cavaliere prestava servizio per un certo periodo, poi veniva sostituito da un altro suo collega. Il castello era prima di tutto la residenza di un signore feudale, tra i privilegi del rango c'era talvolta il grande lusso di avere una stanza privata che garantiva al castellano una certa intima con la sposa. I signori disponevano di enormi castelli, affidavano la cura del maniero alla sposa che in assenza del marito avrebbe curato l'amministrazione del Castelli. 
Nell'Europa medievale la società era organizzata secondo il sistema "feudale”, basato sulla concessione di terre e castelli in cambio della prestazione di servizi al sovrano. Questo portò per tutto il medioevo a dei vincoli personali tra il signore e il vassallo.  Il castellano disponeva di una corte feudale, con il potere di perseguire chi non rispettava la legge. La chiesa aveva un ruolo centrale nel medioevo, lo spirito religioso era profondamente radicato. Anche i grandi feudatari contribuirono alla fondazione di chiese e monasteri. Per chiedere aiuto ai loro santi prediletti i pellegrini compivano moltissimi pellegrinaggi ai santuari, come ad esempio alla Basilica di San Pietro a Roma ecc. La Vita in quest'epoca non era affatto semplice. I milites (cavalieri) a volte erano semplici mercenari che combattevano per denaro oppure erano al servizio del feudatario e vivevano a sue spese nel castello, prestando servizio militare. Altri avevano avuto in dono un pezzetto di terra in cambio del loro servizi. I cavalieri erano stati privati in tenera età alle sottane delle madri e da quel momento avevano vissuto un'esistenza rude, sempre a contatto con altri uomini. Molti cavalieri amavano frequentare le prostitute di taverna. A volte queste donne seguivano i cavalieri nelle campagne militari stando al loro fianco. Le meretrici non erano prese in considerazione in quest'epoca. Molte venivano ammazzate e violentate senza pietà. Una volta sposata, la donna diventava preziosa e insieme temuta dal marito, vero detentore del potere. La dama temeva il cavaliere in uno stato quasi di sudditanza psicologica. Una volta sposata la fanciulla andava a vivere nel castello del feudatario. La sposa era così la preda ingenua e indifesa che una volta sposata diventava proprietà dello sposo.
Questi cavalieri si costruivano una loro terra e ricevevano un piccolo castello, solitamente di pietra, da poter gestire. I contadini della proprietà agricola erano tenuti a prestare gratuitamente i loro servizi al castellano, lavorando nei suoi campi. Il signore feudale e la sua famiglia vivevano in un grande maniero in generale costruito in pietra, circondato da possenti torri, ponti levatoi, una chiesa per le funzioni religiose e le scuderie. Per riscaldare le abitazioni di solito c'era un piccolo focolare senza canna fumaria, lontano dai muri per evitare il rischio di incendi. Di solito, quando il castellano si ritirava per la notte, c'era un servitore che lo aiutava a svestirsi. Dopo averlo aiutato, il servitore doveva chiudere le cortine intorno al letto, fare un profondo inchino al signore e arretrare fino all'uscita della camera da letto. Il castello era prima di tutto la residenza di un signore feudale. Tra i privilegi del rango c'era talvolta il grande lusso di avere una stanza privata che garantiva al castellano una certa intimità con la sposa. I signori disponevano di enormi castelli affidando la cura del maniero ad un balivo di fiducia che in loro assenza curava l'amministrazione del castello e curava la giustizia. I nobili dovevano esercitarsi continuamente alla guerra e la giostra nacque proprio come pratica all'addestramento bellico, divisa in squadre. I cavalieri sconfitti cedevano al vincitore cavallo e armatura in segno di rispetto. Nella casa del feudatario viveva la castellana impegnata nelle cure domestiche e spettava a lei accogliere in modo adeguato gli ospiti. Compito della donna era quello di provvedere alla prole e quindi alla discendenza.

                                                                                                                                       Alberto Errico

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