domenica 3 dicembre 2017

Il castello medievale di San Vito dei Normanni

Il castello fu fatto costruire dal Normanno Boemondo d'Altavilla nel XI secolo e completamente rimaneggiato nel quattrocento. e successivamente altre volte dai vari feudatari che si sono succeduti, gli Orsini, i Chiaromonte, i Palagiano, i Serra Marchese, i Dentici di frasso

venerdì 1 dicembre 2017

La vita di un castellano medievale

caerphilly castle, Galles
I castelli più antichi risalgono all'epoca carolingia. Costituto da un'altura artificiale sormontata da una torre in legno, da una o più palizzate in legno e da un fossato, raramente riempito d’acqua. Nel XII secolo nacquero i manieri in pietra.  Le prime cinte dei castelli erano protette da difese esterne che avevano il compito di evitare di essere attaccati dai nemici. Il barbacane costituiva uno dei primi ostacoli che l’eventuale assalitore trovava al suo arrivo. Il barbacane era una grossa torre protetta da un ponte levatoio e da una saracinesca in ferro dotata di piccole feritoie a forma di croce fortemente strombate verso l’interno. Alla sommità delle mura di cinta si trovava il camminamento di ronda, protetto da una parapetto merlato  che serviva alla sorveglianza della fortezza e delle campagne circostanti. Uno degli edifici più  importanti è la dimora del feudatario chiamata mastio, suddiviso in più piani. Qui il signore amministra la giustizia, riceve gli ospiti, pranza e riceve i vassalli.  Ai piani più alti si trova la sua camera e quella della sposa, raggiungibili attraverso  una stretta scala scavata nella parete. La sommità del torrione possedeva un camminamento di ronda munito di bertesca e piombatoi. Ma la vita quotidiana all’interno di queste mura era abbastanza monotona. I nobili si annoiano, cercano di stare fuori di casa più possibile, andando a caccia, nei tornei o in guerra, mentre  le donne stavano sempre richiuse nel torrione a badare alle faccende di casa e a filare. Di rado il maniero si animava di festa, solo nei giorni festivi  di Natale o di Pasqua si accoglievano i visitatori, i giullari e i trovatori che raccontavano le gesta di re Artù e dei suoi cavalieri , i saltimbanchi, i pellegrini ecc. Mentre la moglie del signore rimaneva nel castello, il signore del castello  giostrava nei tornei corteggiando  giovani fanciulle, oppure passava il proprio tempo nelle taverne in compagnia di giovani prostitute. La moglie non poteva che accettare il proprio consorte aiutandolo in sua assenza nell’amministrazione del castello.

Medioevo in edicola

VELO DELLA MADONNA
Ad Assisi, nella basilica di S. Francesco, si custodisce un velo che la tradizione attribuisce alla Vergine e che viene perciò considerato come una reliquia degna della massima venerazione. Tessuto a mano con bisso marino – e, dunque, particolarmente prezioso –, proprio in questi giorni verrà solennemente esposto, in occasione della festa dell’Immacolata Concezione
Conservato nella Chiesa Inferiore della basilica di S. Francesco ad Assisi e visibile soltanto due volte l’anno in occasione delle due principali feste mariane dell’Immacolata (8 dicembre) e dell’Assunta (15 agosto), il cosiddetto «Velo della Madonna» di Assisi riveste una notevole importanza non soltanto come oggetto di devozione ma anche quale sopravvissuto testimone di una cultura materiale antichissima, perché realizzato con bisso marino intrecciato a mano. Se, infatti, di bisso di seta (e non marino) si può parlare nel caso della reliquia nota come «Velo della Vergine» conservata nella Cattedrale di Chartres, esattamente di bisso marino (vedi box a p. 64) occorre parlare per il Velo di Assisi, al quale la reliquia di Chartres viene spesso accostata. Chiamato l’oro del mare, il bisso è caratterizzato da riflessi dorati, quali quelli ben visibili, appunto, nella reliquia custodita ad Assisi, che si crede sia appartenuta alla Vergine Maria.
La tradizione narra che, nell’anno 1320, la basilica di S. Francesco fu arricchita di un tesoro inestimabile: il velo della Madonna offerto da Tommaso degli Orsini, nobile romano, che lo ebbe dal pascià di Damasco, il quale l’aveva a sua volta sottratto da una chiesa di Gerusalemme. Tornato in Italia e ridotto in fin di vita da una grave infermità, Tommaso fece voto al santo assisiate, tradizionalmente venerato dalla sua famiglia, e, ottenuta una guarizione miracolosa, venne ad Assisi dove, davanti all’altare del santo, offrí ai frati la veneranda reliquia. La vicenda è narrata tra l’altro nella Storia d’Asisi di Antonio...

giovedì 23 novembre 2017

La motta, un'invenzione Normanna

Le palizzate dei primi castra erano fatte con pali in legno e la terra  si otteneva per scavare il fossato. Questi castra erano innalzati su alture dette "motte", dove sarebbe poi nata la torre centrale. Prima dell’ XI secolo i castelli erano fatti di terra e legno con una torre quadrata costruita su una  motta, importata dai Normanni. Con gli inizi del XII secolo le fortificazioni in legno lasciarono il posto a quelle in pietra, molto più resistente. Questi edifici erano costituiti da conci in pietra con un grande torrione quadrangolare che doveva servire da magazzino per le provviste e naturalmente servire a scopo militare in grado di ospitare una guarnigione di milites cioè dei cavalieri armati al soldo del castellano. Queste strutture erano circondate da un ampio circuito murario, una dimora fortificata con torri circolari agli angoli. In caso di assedio veniva alzato il ponte levatoio per impedire l'avanzata del nemico.
Originariamente, c'erano un fosso intorno alla base della motta e due basse corti, una a nord-ovest e l'altra a sud-est come nella città di York,  costruita  nel 1068, da Guglielmo il Conquistatore al seguito della conquista normanna del 1066. Quest'ultima è ora circoscritta da mura medievali più recenti.
Il maschio originario consisteva di una struttura di legno data alle fiamme nel 1190 da rivoltosi che si volevano avventare contro la comunità ebrea del posto rifugiatasi all'interno di esso. L'attuale maschio di pietra è del XIII secolo. Questi castelli dovevano proteggere la popolazione che risiedeva nelle campagne in caso di pericolo. Il punto debole di ogni fortificazione era naturalmente la porta: perciò spesso la si proteggeva con un "rivellino", cioè con una piccola fortificazione avanzata che bisognava espugnare prima di avvicinarsi all'ingresso vero e proprio. Inoltre, l'accesso era difeso dal ponte levatoio. Formalmente l’assedio cominciava quando gli assalitori aprivano il fuoco contro il castello. L'ingresso possedeva un ponte levatoio. Verso la metà del XIII secolo in Europa si cominciarono a costruire castelli costituiti da una serie successiva di recinti.

 Il castello non rappresentava soltanto la nobile dimora di un signore al riparo dai pericoli esterni, al contrario divenne col tempo un vero e proprio fulcro della vita del Medioevo.

martedì 21 novembre 2017

Il matrimonio nel tardo medioevo

Donna medievale intenta a leggere un libro 
Come era il matrimonio alla fine del medioevo? Sicuramente era molto diverso da come lo intendiamo noi oggi perché ci si sposava molto giovani. Alla fine del Quattrocento le figlie dei ricchi signori feudali si sposavano all'età di 14 - 18 anni. "La concessione di una ricca dote  divenne una condizione necessaria. Gli uomini potevano prendere l’iniziativa di andare a parlare col padre della donna o con lo zio o fratello, se orfana, e proporre una trattativa. Normalmente si preoccupavano di avere prima il consenso dei propri parenti. Se i giovani sapevano che il consenso non ci sarebbe stato avrebbero mantenuto segreto il consenso e talvolta era necessario aspettare la morte del genitore non consenziente. Anche se i figli maschi avevano un certo margine di iniziativa, erano soggetti all'autorità parentale al pari delle sorelle e spesso i genitori facevano valere la minaccia della diseredazione per piegare ribellioni in famiglia. Il matrimonio implicava un accordo sereno tra padri e figli, vera e propria base su cui improntare il matrimonio; la condizione della ragazze era diversa da quella dei fratelli. La promessa e tutta la trattativa era condotta esclusivamente dagli uomini, fratelli, zii, padre che avevano il compito di “interrogare” il pretendente.
I maschi delle famiglie più agiate tendevano a sposarsi piuttosto tardi, all'età di 30 anni, mentre i ragazzi di campagna erano maritati già a 24 anni. In materia di sesso, la chiesa la faceva sempre da padrona. La donna era solo strumento di procreazione per la continuità della stirpe e sottoposta all'autorità del padre prima e del marito dopo. Truccarsi era vietato e la chiesa considerava il trucco strumento del demonio. Le uniche a svincolarsi da queste regole rigide erano le donne di potere come Isabella d'Este. Nel XV secolo il tempo libero era poco, specie d'estate, visto che si lavorava dall'alba al tramonto. Ma nessuno rinunciava a divertirsi. Molti signori feudali amavano organizzare feste e tornei per sottolineare anche il loro potere sul popolo. Con gli anni la mania delle feste e dei giochi segnavano ogni evento ufficiale nelle città e il matrimonio era una di quelle.
Ma come era vissuta la prima notte di nozze? La donna si preparava ad un incontro sessuale pettinando per bene i suoi capelli in modo da apparire più attraente agli occhi del consorte. Si ritirava poi in un bagno pubblico e si cospargeva con profumi a base di oli, fiori e spezie. Dopo aver fatto sesso, l'uomo si presentava alla sua sposa con il "dono del mattino", per ricompensare l'amata della perdita della verginità. Una piccola scatola decorata in segno di gratitudine. Poco spazio era lasciato alle fantasie sessuali. La posizione accettata dalla chiesa era il missionario : lui sotto e lei sopra. Il sesso orale era punito con tre anni di reclusione. Nel medioevo il matrimonio era l'unica via dove il sesso era consentito. Il clero finì per accettare  l'adulterio per il marito, ma  non per la moglie. Se il marito veniva beccato a giacere con altre donne, sopratutto con concubine o prostitute, la chiesa chiudeva un occhio, ma se a farlo era la moglie, il marito poteva tranquillamente ripudiarla e chiuderla in convento.

                                                                          
Bibliografia :
Focus storia : Rinascimento, all'origine del genio italiano (2012)

Focus storia : I piaceri del medioevo a cura di Giorgio Nadali (marzo 2015)

Cavalieri Medievali


La  dimora del cavaliere, era il castello
La nascita presso la famiglia medievale, specie per chi non era appartenente all'alta nobiltà, aveva un'importanza relativa. Si trattava solo di un fatto biologico. L'inizio di una nuova vita nella forte incertezza della sopravvivenza portò molti nobili a cercarsi di farsi strada da soli. Il primogenito di casa, destinato ad ereditare l'intero patrimonio, trascorreva molti anni presso la corte di diversi signori, in attesa che i genitori gli combinassero un matrimonio vantaggioso. La domanda da mettere in questione è:<<Cosa ne sarà degli altri figli?>> 
Esclusi i milites (cavalieri) che a volte erano semplici mercenari che combattevano per denaro oppure erano al servizio del feudatario e vivevano a sue spese nel castello, altri cavalieri  avevano avuto in dono un pezzetto di terra in cambio del loro servizi. Questi uomini dediti al mestiere delle armi erano stati privati in tenera età alle sottane della madre e da quel momento avevano vissuto un'esistenza rude, sempre a contatto con altri uomini. Questi condottieri si costruivano una loro terra e ricevevano un piccolo castello da poter gestire, in genere di pietra. Di solito vivevano in un grande maniero in generale costruito in pietra, circondato da diverse torri, ponti levatoi, una chiesa per le funzioni religiose e le scuderie.
i primi castelli erano solo piccoli villaggi abbastanza primitivi, difesi da contrafforti, ponti levatoi e torri in legno. I castelli erano fatti di solito di terra battuta e legno. Le palizzate erano fatte con pali e legno e la terra che si otteneva per scavare il fossato. Questi castra erano innalzati su alture dette "motte", dove sarebbe poi nata la torre centrale. Con gli inizi del X secolo  questi edifici erano costituiti da un grande torrione detto "mastio",ultimo baluardo da difendere in caso di assedio, che doveva servire da magazzino per le provviste e naturalmente servire a scopo militare in grado di ospitare una piccola guarnigione di cavalieri.  Nel mastio quasi sempre viveva il castellano.
Si formò in quest'epoca una vero e proprio gruppo di milites, armati di scudo e armatura. Nel medioevo si sentì l'esigenza di distinguersi e di rendersi riconoscibili sia in battaglia che nei tornei e quindi si diffuse l'uso di emblemi colorati  posti sullo scudo del cavaliere, che daranno origine all'araldica, sorta nel XII secolo in Francia. I grandi signori feudali amavano erigere enormi fortificazioni, una solida torre in pietra come il "mastio", tipica fortificazione normanna sorta a partire dal X secolo. I milites vivevano nel castello a seguito del loro signore feudale e ne difendevano il maniero. Il cavaliere prestava servizio per un certo periodo, poi veniva sostituito da un collega. Il castello era prima di tutto la residenza di un signore feudale. Tra i privilegi del rango c'era talvolta il grande lusso di avere una stanza privata che garantiva al castellano una certa intimità con la sposa. I signori disponevano di enormi castelli, affidavano la cura del maniero a un castellano di fiducia che in loro assenza curava l'amministrazione del castello. I cavalieri dovevano esercitarsi continuamente alla battaglia e il torneo nacque come pratica all'addestramento bellico in squadre. I cavalieri sconfitti cedevano al vincitore cavallo e armatura. Agli inizi del Cinquecento vennero di moda elmi da parata, spesso a forma di animale indossati spesso durante i tornei. Nel castello viveva la castellana impegnata nelle cure domestiche della casa e poteva avere dei dipendenti per sbrigare le faccende del castello e spettava a lei accoglierli  in modo adeguato. Compito della sposa del signore era quello di provvedere alla prole e quindi alla discendenza.
Al patrimonio familiare dovevano farsi strada da soli giostrando nei tornei e conquistare qualche bella fanciulla. Guglielmo il Maresciallo reggente d'Inghilterra, a soli nove anni dovette abbandonare il castello di famiglia per imparare a diventare un cavaliere e a costruirsi una carriera promettente. 

Bibliografia :  La vita nel medioevo. Biblioteca storica
Medioevo N. 8, Settembre 1997 " Cercasi dama scopo matrimonio", Andrea Barlucchi,


domenica 19 novembre 2017

Il codice di manesse.

La raccolta contiene opere poetiche in lingua alto-tedesca media. Il suo nucleo è stato composto intorno al 1300 a Zurigo, probabilmente in correlazione con il collezionismo della famiglia patrizia zurighese dei Manesse. Fino circa al 1340 vi sono state inserite varie aggiunte. Il codice raccoglie testi fino allora tramandati solo oralmente, trascritti su fogli singoli o conosciuti attraverso repertori limitati. Con il florilegio di 140 poeti e le circa 6000 strofe, il codice risulta una summa rappresentativa di canzoni profane medievali e costituisce una delle fonti principali della poesia d'amor cortese tedesca, il cosiddetto Minnesang
Il manoscritto è divenuto famoso soprattutto grazie alle sue 137 miniature policrome a pagina intera che precedono le liriche dei rispettivi Minnesänger. Esse raffigurano i poeti in scene idealizzate di corte, di festività e di tornei, e costituiscono il documento più importante della miniatura gotica alto-renana. Queste miniature hanno influenzato in modo durevole l'immagine moderna del Medioevo cavalleresco.

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