venerdì 4 agosto 2017

La conquista Normanna del Salento

Normanni a cavallo 
Nel 1055 i Normanni intrapresero e portarono a termine la conquista di quasi tutto il Salento. Goffredo d'Altavilla (1018-1069), fratello di Roberto il Guiscardo, nel 1058 riuscì a impadronirsi di Nardò e Lecce. Nel 1088 venne costituito il Principato di Taranto, assegnato a Boemondo d'Altavilla che includeva anche Oria, Gallipoli e Otranto.
I Normanni tennero corte a Lecce e qui nacque Tancredi d'Altavilla, che ottenne il titolo di conte di Lecce dal 1149 al 1194, con un intervallo dal 1154 al 1169 in cui fu in esilio a Costantinopoli. Tancredi, figlio naturale di Ruggero III di Puglia (1118-1148) e di Emma figlia di Accardo II, conte di Lecce, sarebbe poi divenuto re di Sicilia.
La torre di origine Normanna (San Pietro Vernotico) 
Intanto la contea si era molto ingrandita, difatti ciascun conte aveva annesso sotto la personale giurisdizione feudale altri territori salentini comprendenti grossi centri abitati come Ostuni, Oria, Campi, Maglie, Otranto, Nardò; molti casali tra cui Torchiarolo, Squinzano, Novoli, Trepuzzi, Arnesano, Carmiano, Monteroni, Surbo, San Pietro Vernotico,  Lequile, San Cesario, San Donato, Cavallino, Lizzanello, Vernole, Melendugno, Roca; molti villaggi come, per indicare solo quelli vicini al capoluogo, Merine, Caprarica, Galugnano, Castrì, Pisignano, Acquarica, Strudà, Vanze, Acaia, Cerce
to, Serrano, Stigliano; e inoltre fertili tenute agricole.

giovedì 3 agosto 2017

L'immaginario del castello medievale

La rocca di Bodiam (Gran Bretagna)
Quando diciamo “castello” pensiamo tutti a mura di pietra merlate, torrioni
quadrangolari o circolari, feritoie, ponte levatoio e tutto il resto. In realtà
la parola “castello” indica una categoria molto più vasta di costruzioni, che
spaziano dal semplice villaggio fortificato alla residenza fortificata del
Signore alla motta, un monticello, di solito artificiale, su cui veniva
costruita la fortificazione, di solito usando il legno invece che la pietra, Il punto debole
ogni 
fortificazione era naturalmente la porta: perciò spesso la si proteggeva con un "rivellino", cioè con
una piccola fortificazione avanzata che bisognava espugnare prima di
avvicinarsi all'ingresso vero e proprio. come ulteriore, l'accesso era difeso
dal ponte levatoio. Formalmente l’assedio cominciava quando gli assalitori
aprivano il fuoco contro il castello. Prima di quel momento il castellano
poteva consegnare la fortezza e la popolazione agli assalitori senza disonore e
con la garanzia di aver salva la vita. Se il castellano rifiutava di
arrendersi, l’attacco cominciava. Il primo ostacolo che l'eventuale assalitore
incontrava era il fossato: che fosse riempito d'acqua o secco, il fossato
rendeva estremamente difficile portare a ridosso delle mura le macchine d'assedio.
Se era secco, poteva anche essere guarnito con pali o altri ostacoli che
rallentassero l'avvicinamento del nemico e ne aumentassero la vulnerabilità. I
nemici circondavano l’edificio nemico e montavano le macchine da guerra, poi
bombardavano il castello con le catapulte, per indebolirne le difese e
demoralizzarne i soldati. Infine, veniva dato l’assalto vero e proprio, con
scale, corde, rampini, torri d’assedio, arieti e ogni altro equipaggiamento
descritto sopra. Se i difensori resistevano, gli assedianti potevano scegliere
di prendere per fame la fortezza, o aspettare il diffondersi di una carestia.
Questa era in effetti la tattica più tremenda: innanzitutto gli assedianti
bloccavano tutti i rifornimenti al castello. Una delle risorse che per prime venivano
fermate era l'acqua, questa infatti giungeva al castello spesso tramite un
fiume sotterraneo sia che fosse naturale o costruito appositamente. Per
riuscire a rintracciare il corso d'acqua intorno al castello si impiegava una
tecnica alquanto strana: si usava non fare bere ad un cavallo per giorni così
che appena lasciato libero avrebbe subito cercato dell'acqua scavando nella
terra dove ne sentiva l'odore. Ma se gli attaccanti erano respinti, spesso i
difensori organizzavano una sortita: le porte del castello si spalancavano
all’improvviso e i cavalieri della fortezza uscivano a colpire di sorpresa i
nemici. A volte invece l’assalto alle mura continuava per giorni e giorni,
senza sosta, fino a quando uno dei due eserciti non era completamente annientato
o fino a quando uno dei due condottieri non si arrendeva. Di solito il
castellano preferiva, quando capiva di non avere speranze, arrendersi:
l’alternativa era combattere fino alla morte, perché nella maggior parte dei
casi veniva graziato soltanto chi si arrendeva.

mercoledì 2 agosto 2017

San Pietro Vernotico : La chiesa Madre

Si narra che sia sorta ai primi del quattrocento e si suppone  che l'attuale sacrestia sia nata nel 1858 sul suolo di un vecchio giardino appartenuto al vescovo di Lecce. Si suppone anche che lo stesso vescovo di Lecce abbia fatto erigere la torre medievale, munita un tempo di un pote levatoio, e forse allibita a sede baronale, come segno di potere sui sudditi.
il potere era necessario per evitare possibili disordini al seguito della ribellioni avvenute nel 1323 a San Pietro Vernotico contro il Conte di Lecce Gualtieri VI di Brienne, per le troppe tasse imposte dal sovrano ai sudditi sampietrani. Al seguito della visita avvenuta nel 1648 da parte del Vescovo Luigi Pappacoda, dal suo verbale si narra che la chiesa madre avesse una sola navata, il tetto poggiava su travi di legno, aveva i muri tutti spogli con otto finestre. Nella chiesa c'era un pulpito e quattro confessionali. 

Bibliografia : Cenni storici di San Pietro Vernotico (Luigi Greco) 

Medioevo in edicola

MEZZOGIORNO NORMANNO
Alla vigilia dell’anno Mille, gli «uomini del Nord» approdano sulle coste della Campania. Colpiti dall’amenità dei luoghi, ma, soprattutto, intuendone le ricchezze, danno inizio a una stagione che li vede protagonisti di una lunga fioritura. Con loro nasce un regno vasto e potente, del quale oggi possiamo ripercorrere le vicende attraverso un magnifico e variegato patrimonio monumentale. All’inizio dell’XI secolo, il Mezzogiorno d’Italia era caratterizzato da un’estrema frammentazione politica e sottoposto a tre dominazioni distinte: longobarda, bizantina e saracena. Nel 774, caduta Pavia, capitale del regno longobardo, a opera dei Franchi, Arechi II, duca di Benevento, si proclamò principe, rivendicando la continuità dinastica e politica del regno longobardo nel principato beneventano. Il principato unitario sopravvisse fino al IX secolo quando, nell’839, morto il principe Sicardo, una grave crisi dinastica sfociò nella sua scissione nei due principati distinti di Salerno e Benevento (849). Da Salerno, in seguito, si staccò Capua, che divenne principato indipendente (900). Solo sotto il governo di Pandolfo I Capo di Ferro, principe di Capua e duca di Spoleto, i tre principati furono riunificati in un’unica compagine. Dopo la sua morte, però, tornarono a dividersi, seguendo politiche autonome, mentre i rimanenti possedimenti bizantini nel Sud vennero riorganizzati in una nuova provincia, detta catepanato (metà del X secolo), con capitale Bari, costituita dai temi di Lucania, Puglia e Calabria (il tema era una provincia bizantina ordinata militarmente, n.d.r.). Sulle coste del basso Lazio e campane sorgevano i ducati di Gaeta, Napoli, Sorrento e Amalfi, formalmente sottoposti a Bisanzio, mentre in Sicilia, già dominio bizantino, si erano insediati i Saraceni, i quali, dopo una lunga guerra di conquista (827-902), avevano trasformato l’isola in un emirato, senza riuscire a estendere il loro potere sul Mezzogiorno peninsulare (vedi box alla pagina precedente)...

Fonte : http://www.medioevo.it/editoriale.html


giovedì 27 luglio 2017

Oria 11 - 12 - 13 Agosto 2017


Robin Hood. la leggenda 1991


Robin Hood. Regia di lohn Irvin 

E' un film del 1991 diretto da John Irvin e interpretato da Patrick Bergin e Uma Thurman.Inghilterra, XII secolo: Much, un mugnaio, è braccato da Sir Miles Folcanet e dai suoi uomini, per aver cacciato di frode nel territorio normanno. Durante la corsa, Much si imbatte nel conte Sir Robert Hode, accompagnato dal suo amico Will Reddin. Robert prende le difese del fuggitivo e così facendo scatena l'ira di Sir Miles, che chiede una punizione severa per l'affronto subito. Per tale compito viene coinvolto il Barone Roger Daguerre, amico di Robert e zio di Lady Marian. Daguerre cerca di dare all'amico una puniione leggera, ma Robert si ribella e fugge via insieme a Will. Come risultato, Robert e Will diventano dei fuorilegge e prendono i nomi di Robin Hood e Will Scarlett. Trovano rifugio nella foresta di Sherwood, dove incontrano il fuorilegge Little John e i suoi uomini. Robin prende così il comando degli uomini della foresta, con l'intenzione di combattere contro l'oppressione normanna. Nel frattempo Robin si innamora, ricambiato, di Lady Marian, ma la ragazza è promessa sposa a Sir Miles. Così il momento culminante del film è l'attacco al Castello di Nottingham per evitare le nozze, durante i festeggiamenti del 1º Aprile. Robin e Marian si sposano, riconciliandosi col Barone Daguerre, che promette un futuro di pace fra sassoni e normanni.

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