mercoledì 28 dicembre 2016

Vivere in un castello medievale

La storia che vi descrivo vede come protagonista il favoloso castello di Oria, come doveva apparire intorno al 1227, all'epoca dell'Imperatore Federico II di Svevia. Nell'alto medioevo il Signore di solito mangiava, curava gli affari  e dormiva nel salone insieme a tutti gli altri, e godeva quindi di ben poca intimità con la moglie. Con il passare del tempo diventò molto più comune che i Signori insieme alla moglie avessero delle zone private. Nel maniero svevo c'erano anche altre costruzioni : magazzini per il cibo, il mastio, la cappella per funzioni religiose, una bottega di un armaiolo per riparare e costruire  armature. Ogni castello aveva un pozzo per rifornirsi d'acqua, in caso di assedio. I ricchi nobili avevano una numerosa servitù, senza contare che avevano numerose amanti con il quale amavano giacere nelle fredde serate invernali. Il grande salone era il punto focale di ogni maniero. Qui si potevano ammirare cuochi e servi che preparavano il cibo per portarlo alla tavola del Signore.  Durante il soggiorno del Signore la cucina era in piena attività : il cuoco impartiva ordini e gli aiutanti sminuzzavano pollame e battevano la carne per farla diventare tenera.In occasioni particolari nel grande salone del castello si allestivano sontuosi banchetti. Il castellano, la sua famiglia ospiti sedevano alla tavola principale. Dopo un roboante suono di trombe, una schiera di commensali recava le varie portate. le vivande erano servite in grandi piatti condivisi da più commensali.  Gli ospiti delle buone maniere erano soliti dividere le proprie coppe di vino con i vicini e offrire loro pietanze propri piatti Gli invitati mangiavano con le mani perchè la forchetta apparirà solo alla fine del medioevo. Gli avanzi che rimanevano erano distribuiti fra i contadini. La giornata di un castellano era in parte dedicata al mestiere delle armi, giostre e tornei erano all'ordine del giorno. Il Signore doveva inoltre saper combattere e addestrare le truppe (milites)  per presidiare il maniero in periodi di pace. Questi milites ricevevano per il loro servigi, vitto e alloggio e piccoli apprezzamenti di terreno. Erano cavalieri fedeli, fedeli solo al loro Signore. Mentre il Signore del castello si trovava in guerra i membri della sua famiglia si dedicavano alla musica e al divertimento. Nella torre più alta del castello si trovava la moglie del Signore, mentre egli era in guerra, la moglie amministrava il maniero e curava gli affari. In tempo di pace controllava le provviste e si dedicava alla cura della famiglia. Si aspettava da lei che fosse una buona padrona di casa e che accogliesse gli ospiti in modo adeguato. Ciò nonostante, questo rimaneva un mondo maschile: si credeva che le donne fossero inferiori a gli uomini e lo scopo della donna era procreare. La maggior parte delle coppie sposate cercava di avere molti figli, a volte poteva capitare che nascessero molte femmine e questo andava bene per il futuro della dinastia. In un castello la vita non era affatto comoda : il vento soffiava attraverso le imposte di legno alle finestre e in molti casi le pareti erano ricoperti di splendidi arazzi per riscaldare i muri. Il Signore non dormiva spesso accanto alla propria moglie, in molti casi giaceva con altre donne su letti a baldacchino. Queste amanti potevano essere serve, concubine o prostitute e molte camere da letto erano riscaldate da grandi camini. L'accesso al castello di Oria era sicuramente controllato da soldati che montavano la guardia sia di giorno che di notte. Le sentinelle erano molto severe con i visitatori che arrivavano in visita alle porte del maniero e molte volte poteva capitare che un visitatore non gradito venisse ucciso. In tempi di guerra, un assalitore nemico doveva passare attraverso le fortificazioni della Città prima di giungere al castello vero e proprio. E non si trattava di un' impresa facile: milites armati proteggevano le lunghe mura attraverso i camminamenti di ronda. I punti d'accesso erano sbarrati da saracinesche che in caso di pericolo si chiudevano. Nel XIII secolo le torri del castello di Oria possedevano che camminamenti in legno chiamati "Ballatoi", da qui i soldati potevano lanciare pietre e acqua bollente sui i nemici.

sabato 24 dicembre 2016

Il matrimonio nel tardo medioevo



Come era il matrimonio alla fine del medioevo? Sicuramente era molto diverso da come lo intendiamo noi oggi, ci si sposava molto giovani. Alla fine del quattrocento le figlie dei ricchi signori feudali si sposavano all'età di 14 - 18 anni. "La concessione di una ricca dote  divenne una condizione necessaria. Gli uomini potevano prendere l’iniziativa di andare a parlare col padre della donna o con lo zio o fratello se orfano e proporre una trattativa. Normalmente si preoccupavano di avere prima il consenso dei propri parenti. Se i giovani sapevano che il consenso non ci sarebbe stato avrebbero mantenuto segreto il consenso e talvolta era necessario aspettare la morte del genitore non consenziente. Anche se i figli maschi avevano un certo margine di iniziativa, erano soggetti all'autorità parentale al pari delle sorelle e spesso i genitori facevano valere la minaccia della diseredazione per piegare ribellioni in famiglia. Il matrimonio implicava un accordo sereno tra padri e figli vera e propria base su cui improntare il matrimonio; la condizione della ragazze era diversa da quella dei fratelli. La promessa e tutta la trattativa era condotta esclusivamente dagli uomini, fratelli, zii, padre che avevano il compito di “interrogare” il pretendente.
I maschi delle famiglie più agiate tendevano a sposarsi più tosto tardi all'età di 30 anni, mentre i ragazzi di campagna erano maritati già a 24 anni. In materia di sesso, la chiesa la faceva sempre da padrona. La donna era solo strumento di procreazione per la continuità della stirpe e sottoposta all'autorità del padre prima e del marito dopo. Struccarsi era vietato e la chiesa considerava il trucco , strumento del demonio. Le uniche a svincolarsi da queste regole rigide erano le donne di potere come Isabella d'Este. Nel XV secolo il tempo libero era poco, specie d'estate, visto che si lavorava dall'alba al tramonto Ma nessuno rinunciava a divertirsi, molti signori feudali amavano organizzare feste e tornei per sottolineare anche il loro potere sul popolo. Con gli anni la mania delle feste e dei giochi che segavano ogni evento ufficiale nelle Città, il matrimonio era una di quelle.
Ma come era vissuta la prima notte di nozze? La donna si preparava ad un incontro sessuale pettinando per bene i suoi capelli in modo di apparire più attraente a gli occhi del consorte. Si ritirava poi in un bagno pubblico e si cospargeva con profumi a base di oli, fuori e spezie. Dopo aver fatto sesso, l'uomo si presentava alla sua sposa con il "dono del mattino", per ricompensare l'amata della perdita della verginità. Una piccola scatola decorata in segno di gratitudine. Poco spazio era lasciato alle fantasie sessuali. La posizione accettata dalla chiesa era il missionario : Lui sotto e lei sopra, il sesso orale era punito con tre anni di reclusione. Nel medioevo il matrimonio era l'unica via dove il sesso era consentito, il clero fini per accettare  l'adulterio per il marito, ma  non per la moglie. Se il marito veniva beccato a giacere con altre donne, sopra tutto con concubine o prostitute, la chiesa chiudeva un occhio, ma se a farlo era la moglie, il marito poteva tranquillamente ripudiarla e chiuderla in convento.



Bibliografia :
Focus storia : Rinascimento, all'origine del genio italiano (2012)
Focus storia : I piaceri del medioevo a cura di Giorgio Nadali (marzo 2015)
Tratto da "La Storia del Matrimonio", Daniela Lombardi

Villa Castelli : L'antico castello medievale

In origine il castello tardo medievale era costruito in tufo, ampliato alla fine del XV secolo da Giovanni Antonio orsini del Balzo  fu rimaneggiato nel XVII secolo  dalla famiglia Imperiali che trasformarono il maniero in una elegante dimora signorile modificando per sempre la fortezza medievale. Anticamente il castello possedeva varie torri di difesa andate completamente distrutte nell'ottocento. Attualmente l'edificio  e sede comunale

Bibliografia: Castelli torri ed opere fortificate di Puglia, a cura di Raffaele De Vita : Adda Editore (Bari)

https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Castelli#Monumenti_e_luoghi_d.27interesse

venerdì 23 dicembre 2016

Medioevo Dossier : In edicola

«Mi accorgo di essere entrato in un labirinto», osservò nel XII secolo il teologo francese Ugo di San Vittore, scandagliando il vasto terreno d’indagine della filosofia, che riteneva potesse estendersi a «tutte le attività umane». Sebbene militasse in una scuola di studi incline al misticismo, il pensatore riconosceva un ruolo essenziale e autonomo alla riflessione speculativa, sostenendo una tesi non conforme all’abusato assunto delle dispute storico-critiche di epoca successiva, che vedeva la filosofia dell’età di Mezzo come una mera «ancella» dei dogmi religiosi, succube delle immutabili verità di fede e declassata nella gerarchia dei saperi.
Lo stereotipo prese forma dal convincimento che l’intera tradizione del pensiero medievale riflettesse il teorema agostiniano della reductio artium ad theologiam, sviluppato nel Duecento da Bonaventura di Bagnoregio. Di tale paradigma, tuttavia, si è fornita spesso un’interpretazione superficiale. La reductio in questione, infatti, non implicava un asservimento passivo della filosofia e delle scienze al dettato religioso, ma promuoveva altresí forme di sintesi tra conoscenze, in un ambizioso disegno di unità dei saperi che culminò, a cavallo tra il Medioevo e il Rinascimento, nel colossale progetto dell’umanista Pico della Mirandola, volto ad accorpare ogni dottrina succedutasi nella storia in una sorta di ideologia della «concordia». Anche la «scolastica» – pur servendosi solo strumentalmente delle discipline filosofiche, al fine di dimostrare con maggiore incisività le verità trascendenti – assegnò piena autorevolezza ai saperi «profani»: rielaborando il pensiero della Grecia classica, in particolare di Aristotele, contribuí alla diffusione degli studi sulla logica, la matematica, la fisica, la medicina, l’economia, il diritto, la politica.
L’homo religiosus medievale cominciò, quindi, progressivamente a interpretare la realtà che lo circondava con metodi scientifici e imparò, alla fine, a camminare da solo nel suo nuovo habitat, divenendo titolare di uno spazio cosmologico intermedio tra il mondo divino e quello della natura. Ecco perché il pensiero dell’età di Mezzo, seppur intriso di teologia tradizionale, nasconde nel suo DNA un patrimonio genetico moderno, quasi «rivoluzionario». A dimostrarlo sono anche i numerosi tributi ai filosofi medievali espressi dalla cultura contemporanea, che spesso ha riconosciuto loro il ruolo di «precursori» di cambiamenti epocali: «Qui abbiamo trovato davvero quello che vogliamo», affermò un giorno Georg Wilhelm Friedrich Hegel riferendosi ad alcuni
scritti del mistico trecentesco Meister Eckhart; mentre sono noti i richiami al teologo medievale Giovanni Duns Scoto da parte di uno dei piú celebri pensatori del XX secolo, Martin Heidegger. Ma i casi sono davvero molteplici.
Questo nuovo Dossier di «Medioevo» compie un viaggio affascinante attraverso i lunghi e tortuosi itinerari filosofici dell’età di Mezzo. Non solo seguendo le tracce dei grandi pensatori, da sant’Agostino a Scoto Eriugena, da Averroè a Maimonide, da Alberto Magno a Tommaso d’Aquino, da Bonaventura di Bagnoregio a Guglielmo di Ockham, ma indagando anche su numerosi altri profili ingiustamente considerati minori. Una folta schiera di ingegni, ai piú sconosciuta, che tanta parte ebbe, invece, nel processo di modernizzazione del pensiero occidentale e del Vicino Oriente.

Fonte : http://www.medioevo.it/speciale.html

giovedì 22 dicembre 2016

Re Artu' nel numero 8 di "Medioevo Misterioso"


Fonte: https://www.facebook.com/MedioevoMisterioso/?fref=ts

Siamo in edicola! In questo nuovo numero (n. 8) del bimestrale Medioevo Misterioso parliamo di moltissimi argomenti interessanti. Il nostro ampio dossier è sul mito di Re Artù, con un'intervista a Franco Cardini; poi scopriamo tutti i segreti dei #Medici, protagonisti della recente serie tv. Guardiamo in tavola per capire che tipo di pane era diffuso nel Medioevo e quando, come e perché lo si mangiava. Vi raccontiamo la battaglia di Fornovo; tutti i segreti dell'arceria; da dove nasce l'uso del velo nell'abbigliamento femminile e i suoi diversi significati; la Sindone e le ultime ipotesi; l'intrigante figura di Gerberto di Aurillac, abate di Bobbio e papa con il nome di Silvestro II. Scopriamo poi i personaggi più malvagi del Medioevo; la simbologia e il significato dei #colori; la turbolenta storia del Regno di Gerusalemme sorto all'indomani della prima Crociata e le misteriose vicende di Ibelin. E poi ancora, viaggiamo nel Castello di Malpaga, costruito dal Colleoni, e ammiriamo la Deposizione di Benedetto Antelami (Duomo di Parma). Infine, i consueti appuntamenti con la #rievocazione (stavolta parliamo dell' Archeodromo live di Poggibonsi), le mostre, i libri e i siti che parlano di medioevo. Vi aspettiamo in edicola!

mercoledì 21 dicembre 2016

Mesagne : Il castello Normanno svevo


La parte più antica della struttura è il torrione normanno risalente sicuramente al XI  secolo. Ha un impianto planimetrico quadrangolare, che si articola intorno a un cortile centrale, con loggiato ad archi su un paio di lati. 
Nel vertice sud - orientale è una torre basso medievale, coronata da una merlatura che si eleva in forma di torrette. Il complesso fortificato risente degli intervento edilizio attuato nel quattrocento da Giovanni Antonio Orsini del Balzo quando il maniero riutilizzò architetture preesistenti per dotarsi di solide difese contro le armi da fuoco. Nel corso dei secoli  il castello passo alla famiglia Imperiali, ai Caracciolo e ai Granafei. Nel XVII vennero aggiunte le finestre barocche, essendo la torre stata trasformata in residenza signorile, assieme al resto del castello. La struttura  ha perso l'aspetto medievale originario, assumendo quello di una residenza signorile fortificata, con portali in bugnato.

Bibliografia :  
Medioevo Guide : La Puglia medievale  N. 2007 Editore De Agostini Periodici S.r.l 

https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Mesagne

martedì 20 dicembre 2016

Ceglie Messapica : Il castello ducale


Il castello domina, dal punto più alto del borgo medievale, l’abitato moderno e il territorio circostante. Il nucleo più antico della struttura fortificata è costituito dalla torre quadrangolare, edificata, intorno al XI secolo, sotto il dominio normanno. Rimaneggiato da svevi e angioini tra XII e XIII secolo, deve l’aspetto attuale ai numerosi ampliamenti succedutisi a più riprese nei secoli. Nel XV secolo, il duca Francesco Sanseverino commissionò la costruzione della grande torre quadrata che svetta sugli altri corpi di fabbrica con i suoi 34 metri di altezza. Il possente mastio, dal coronamento merlato, è munito di feritoie e caditoie. Il sistema di difesa era completato da bastioni dotati di tre torri circolari. L’accesso all’ampio cortile interno del castello avviene attraverso un portale con arco a sesto acuto e con volta ad ogiva. Sulla sommità, un’epigrafe ricorda uno dei principali artefici della fortezza e la data, presumibilmente, della fine dei lavori: DEGLI SANSEVERINI FABRIZIO 1492. Fabrizio Sanseverino commissionò, inoltre, la costruzione di un passaggio sotterraneo collegato a piazza Vecchia, dove è ancora oggi visibile lo stemma nobiliare a contrassegnarne la porta d’uscita. A partire dal XVI secolo, il tradizionale passaggio funzionale del castello, da fortezza a dimora signorile, rese necessarie ulteriori modifiche strutturali. Maggiore splendore acquista il castello con i coniugi Giovanni ed Aurelia Sanseverino, ai quali succede il figlio Giangiacomo, ed a questi ancora il nipote Ferrante, che nel 1632 cedette il feudo ai Lubrano. Opera dei Sanseverino, oltre alla torre, gli attuali appartamenti del duca che si appoggiano chiaramente alla parte preesistente e più antica che si affaccia sul sagrato della chiesa; ne sono testimonianza le varie finestre che danno sull'atrio, di stile diverso, segno inequivocabile di aggiunte e rimaneggiamenti di epoche successive. I Lubrano dimorarono in Ceglie lo spazio di una generazione: alla morte di Isabella di Noirot, consorte di Diego Lubrano, il duca vendette il feudo a Luigi Sisto y Britto, primo duca di Ceglie con questo nome. I Sisto y Britto ebbero potere in Ceglie fino al 1862, quando beni e titolo passarono al marchese Luigi Verusio, che divenne, così, duca di Ceglie.

Bibliografia : http://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/brindisi/ceglie.htm

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