Tra IX e X secolo l'Europa, che
aveva conosciuto un momento di prosperità durante la nascita dell'Impero
carolingio, era presto ripiombata nell'insicurezza, causata da una vera e
propria destrutturazione dell'organizzazione regia carolingia, senza garanzia
della salvaguardia dei cittadini, il tutto aggravato dalle nuove incursioni di
Normanni, Saraceni e Ungari.
In questo contesto nacque la
richiesta di nuove strutture di potere che andassero a colmare spontaneamente
quei vuoti di potere deferiti dalla lontana monarchia imperiale. Ne nacque così
il fenomeno dell'incastellamento, con la costruzione di insediamenti
fortificati da cinte murarie, dove era presente la dimora del signore locale
("mastio", "cassero" o torre), i magazzini delle derrate
alimentari, degli strumenti di lavoro e delle armi, le abitazioni del personale
e, attorno ad esso, le varie unità insediative e produttive. Le persone che
gravitavano attorno al castello erano tutte legate da precisi rapporti di
dipendenza al signore. La "castellania" era la circoscrizione attorno
al castello, che si inquadrava a sua volta in unità giuridiche più vaste.
Almeno in via teorica esisteva un sistema gerarchico piramidale che si
ricollegava ai pubblici ufficiali che possedevano una signoria (duchi, marchesi
e conti), che a loro volta dipendevano dal sovrano. Nella pratica sopravviveva
anche la libertà personale e la proprietà privata diretta
(l'"allodio"), anche se i liberi proprietari erano spesso portati a
rinunciare al loro stato di rischiosa libertà in cambio di protezione.
Nell'847 il capitolare di Mersen
invitava gli uomini liberi a scegliersi un capo tra gli uomini più potenti del
territorio e mettersi sotto la sua protezione; e nel X secolo anche una norma
del diritto anglosassone sanciva che l'uomo privo di un signore, se la famiglia
non lo riconosceva come suo membro, era equiparato ad un fuorilegge. Questo
provvedimento va inquadrato anche nel progetto di smilitarizzazione dei ceti
più bassi. Nel mondo germanico infatti l'uomo libero era sinonimo di guerriero,
per cui il diritto di possedere le armi, anche tra i più semplici contadini,
era sinonimo di libertà e di rango.
Alberto Errico