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lunedì 9 ottobre 2017

L'eredità dei Templari

L'università Popolare di Carovigno "Guglielmo Cesaria" organizza Venerdì 13 ottobre 2017 a 710 anni dai tragici eventi che hanno visto scomparire dalla storia i Cavalieri Templari una conferenza dal titolo "L'Eredita dei Templari" che ha come obiettivo quello di analizzare la storia dell'ordine rossocrociato attraverso storia, documenti e archeologia. L'evento, unico in provincia, avrà inizio alle ore 19:00 venerdì 13 ottobre 2017 presso il Castello Dentice di Frasso di Carovigno. Introduce e modera i lavori il dott. Luigi Cesaria, relazione su L'Eredita dei Templari, Federico Sanapo studioso e ricercatore sulla storia dei Templari e laureando in archeologia presso l'università degli Studi di Bari "Aldo Moro".

Per ulteriori informazioni: Evento Facebook

domenica 26 marzo 2017

Castelli Medievali

Autore: Settia Aldo
Titolo: Castelli medievali
Genere:  Saggistica storica
Casa Editrice: Il Mulino
Prezzo: 13,00 €
Anno Pubblicazione: 2017

domenica 19 febbraio 2017

La masseria Antoglia (Villa Castelli)


La masseria si evolve dal 1400 al 1700 su una vasta proprietà agraria che comprende anche il Castello Ducale insieme ad altre masserie. La comune struttura a castello feudale con torri merlate e il nome della contrada in cui sorge, Li Castelli, ha dato origine al toponimo Castelli del paese. La struttura originale della masseria comprende abitazioni, stalle, granai, frantoio, neviera, cappella ed è dunque un vero agglomerato urbano. La torre merlata viene costruita verso la fine del 1400, forse su una preesistente fortificazione normanna, ora adibita ad abitazione. La masseria, dapprima proprietà del principe Orsini di Taranto, passa a Giacomo dell'Antoglietta barone di Monteiasi. Diventa, così, feudo della famiglia Imperiali, marchesi di Francavilla Fontana. Con l'estinzione della discendenza degli Imperiali, tutti i beni del feudo vengono rilevati dal regio fisco. Nel 1792 il duca di Monteiasi, Gioacchino Ungaro, discendente di Giacomo dell'Antoglietta, acquista la proprietà. Il figlio Carlo, suo erede diretto, dà in enfiteusi parte delle terre, per promuovere la piccola proprietà. Il cognome Antoglietta origina il toponimo Antoglia della masseria. 

Sitografia: http:www.mondimedievali.net

mercoledì 15 febbraio 2017

Bianca Tragni presenta "Santa Maria del Casale a Brindisi"

L'ultima opera della professoressa Bianca Tragni colma una lacuna; fornire un agile testo che sappia informare sull'importanza della Chiesa di Santa Maria del Casale i tanti turisti di passaggio dal vicino Aeroporto del Salento e chi voglia approfondire le proprie conoscenze


Fonte: brindisireport.it

CAROVIGNO – Con la presentazione del libro di Bianca Tragni “La chiesa di Santa Maria del Casale di Brindisi (Adda Editore), prosegue l’impegno dell’Università Popolare di Carovigno per la promozione del saggio, all’interno del progetto Athenaeum, e col motto: “A monitor spento accendi un libro”. Del libro parlerà la stessa autrice, storica e giornalista, mercoledì 15 febbraio, alle ore 19,30 nel castello di Carovigno.

domenica 11 settembre 2016

La guerra nel Medioevo

Alla morte di Ludovico il Pio l’impero Carolingio si frantumò in tanti piccoli stati, generando la cosiddetta “età feudale”: un complicato sistema politico, di potenti locali che aspiravano a salire ai gradi più alti del potere. Nei primi secoli del medioevo, l’Europa venne attaccata dai saraceni e Vichinghi; i più famosi saccheggiatori dell’alto medioevo. 

sabato 28 novembre 2015

Rè Artù secondo Franco Cardini


Un gruppo di archeologi dopo un'indagine durata ben quattro anni sotto la guida del professor Robert della Reading University, sarebbero riusciti ad appurare che il sepolcro di re Artù, che si supponeva trovarsi nel luogo nel quale un tempo sorgeva l'abbazia benedettina di Glastonbury, nel Sormerset, è in realtà un falso. Secondo la leggenda re Artù sarebbe stato sepolto nel luogo stesso dove un tempo sarebbe sorta la più antica chiesa d'Inghilterra: un luogo prescelto per il fatto che là sarebbero giunti Gesù e Giuseppe d'Arimatea dove gli sarebbe fiorito un'albero che sarebbe cresciuto ogni anno a Natale.

domenica 8 novembre 2015

Fontana Tancredi

Fontana Tancredi vista di fronte. Fonte: Google Maps
La Fontana Tancredi, denominata Fontana Grande è la più antica tra le fontane brindisine già esistente nella Brundisium romana nell'attuale Viale Provinciale per San Vito tra i rioni Minnuta e Casale, quello che era un tratto della via Appia¹.

giovedì 29 ottobre 2015

Lo studiolo nel Medioevo

Cos' è lo studiolo? Sicuramente uno spazio culturale di vita contemplativa che affonda le sue radici nel tardo Medioevo nel XIV - XV secolo. Il Papa Giovanni XXI (1316 - 1334) si era fatto costruire nel suo sontuoso palazzo di Viterbo una camera per condurvi i propri studi. Poco dopo tuttavia questo ambiente crollò nel 1277, vittima di questo incidente fu il pontefice che mori per le ferite riportate. Dobbiamo a questa tragica circostanza quella che sembra essere la prima menzione di uno studio privato, che Giovanni XXI si fosse fatto costruire quella "camera" a sicuramente dei motivi privati, riconducibili ai suoi interessi scientifici. Che i primi studioli siano riconducibili ai pontefici medievali si anno notizie a partire dal XIV  Secolo. Nel palazzo di Avignone, per quanto riguarda Giovanni XXI primo pontefice avignonese, che aveva fissato la propria residenza nel vecchio edificio all'interno delle mura cittadine, sappiamo che possedeva uno  studio. vi erano stati fatti dei lavori tra il 1317 e 1319.

mercoledì 21 ottobre 2015

San Pietro Vernotico, architetture medievali

La torre medievale del paese
La  piazza centrale è dominata dalla Chiesa Madre di S.Maria Assunta costruita nel 1400 ad unica aula e in parte rifatta nel 1758 ed ampliata in tre navate dal 1854 al 1905. Sulla facciata seicentesca rivestita di intonaco bianco spicca il bel rosone in pietra leccese, all’interno interessante la pala dell’Assunta sull’altare maggiore e preziose tele del XVII secolo.
Dall’altro lato della piazza l’ex Palazzo del Municipio, realizzato nel 1839 (oggi sede di uffici comunali), sulla parte superiore della facciata si eleva l’orologio decorato su pietra.
Poco distante la Torre Quadrata, iniziata dai normanni tra l’XI e il XII secolo con pietre calcaree a vista; allora circondata da un vallo e munita di ponte levatoio.
Non lontana, su via Lecce, si può ammirare il bel prospetto dellachiesetta di San Giuseppe, con il caratteristico campanile a vela.

Fonte: https://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/brindisi/sanpietrovernotico.htm






martedì 20 ottobre 2015

Chiesa di Madonna della Grotta

Chiesa di Madonna della Grotta. Fonte: brundisium.net
Nel cuore della Valle d' Itria, in un tipico paesaggio rurale di Ceglie Messapica, sulla strada che collega la città con la vicina Francavilla Fontana, è situata una delle numerose chiese rupestri presenti nel brindisino: la chiesa di Madonna della Grotta.

mercoledì 23 settembre 2015

Ostuni: la "Città Bianca" nel Medioevo

Panorama della "Città Bianca"
Ostuni ebbe un passato glorioso sotto il dominio normanno e successivamente con gli aragonesi.
Tra il XV e il XVI secolo Ostuni venne dotata di una corona di torri rotonde tipiche del tardo medioevo, dentro la cinta muraria viveva un'intero villaggio di contadini, di chierici e di cavalieri, le tre categorie della società medievale.
Difficile a dirsi se la seducente cittadina sia più bella di giorno o al tramonto, ma sicuramente  si ha voglia di perdersi tra le strette vie medievali, per giungere alla Cattedrale del XV secolo edificata sui resti di un castello normanno fatto costruire dal re Ruggero II, sulla facciata della cattedrale, si incastona il fantastico rosone gotico scolpito a cerchi concentrici, dall'orditura floreale spuntano teste di apostoli e volti di cherubini con al centro un Cristo molto umano giudice dei peccatori. Dentro e intorno alle mura del borgo si respira una fede fortissima e lo dimostra le tante chiese costruite nella cittadella, dal richiamo tipicamente medievale.

Bibliografia: 

  • Bianchi Vito, Brindisi porta d'Oriente, in "Medioevo", 8, Agosto 2004


sabato 19 settembre 2015

San Pietro Vernotico : La torre medievale

"Foto di Alberto Errico"

La torre quadrata è una costruzione sulla cui epoca di fondazione sono diffuse opinioni diverse. La datazione che si ritiene più remota risale al 1300.
D'altra parte, non vi sono testimonianze documentali che farebbero risalire a tale epoca, la costruzione dell'edificio. L'unico elemento attraverso cui poter fissare una datazione certa, è lo stemma incardinato al centro delle volte del pianterreno della costruzione e che sembra appartenente all'arma della nobile famiglia Castromediano. Tale elemento potrebbe far datare la costruzione della Torre Quadrata, agli anni 1535-1552 durante i quali si ebbe a Lecce l'Arcivescovado di Giovanni Castromediano.
L'edificio fu realizzato in pietra calcarea. Esso doveva sicuramente far parte della rete di torri fortificate, utilizzate per l'avvistamento e per la difesa dalle invasioni piratesche, saracene prima e ottomane poi, che, fino al 1700 infestarono le coste salentine 

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/San_Pietro_Vernotico

A tavola nel Medioevo


Con le comodità di cui disponiamo oggi, ridacchiare di alcune norme del galateo medievale che stabilivano il corretto comportamento a tavola, è fin troppo facile, ma se teniamo conto di quanto all’epoca fosse più complicato mangiare, il tutto ci appare meno buffo.

Tra le regole più curiose e per noi divertenti di allora, ci sono certamente il divieto di pizzicare il proprio vicino durante i pasti e quello di mettere la testa nel piatto…comportamenti scontati oggigiorno certo, ma non qualche secolo fa.

Mangiare nel Medioevo non era operazione tanto semplice, soprattutto per la mancanza di “posate” come noi attualmente le intendiamo; se è vero che per zuppe e minestre ci si serviva di rudimentali cucchiai di legno e che per tagliare le carni si poteva far uso di “coltellacci”, per tutto il resto c’erano solo…le mani (la forchetta è un’invenzione rinascimentale).

Però il divieto di recarsi a tavola con armature (all’epoca pesantissime) e armi, rendeva un po’ più comodo e agevole il compito dei commensali

© Maria Paola Maciocci. Pillole di Storia. Tutti i diritti riservati.

domenica 23 agosto 2015

Un lungo Medioevo : Jacques Le Goff



  • Editore: Dedalo (3 maggio 2006)
  • Collana: Storia e civilta
  • Copertina rigida : 234 pagine

Il Medioevo è stato particolarmente innovatore in fatto di concezione e gestione del tempo, organizzandolo in nuovi calendari basati sulla settimana e scandendolo con il suono delle campane. Il controllo del tempo desacralizza la natura, aprendo così la strada al futuro sviluppo della scienza. Fino al XVIII secolo, l'immagine diffusa del Medioevo è quella di un'epoca oscura, che inizia con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e si conclude con la scoperta dell'America. Eppure, per l'autore, questo lungo Medioevo non è né oscuro come lo volevano umanisti e illumunisti, né dorato, come lo immaginavano romantici e cattolici del XIX secolo; è, come ogni periodo della storia, fatto di luci e ombre.

L'avventura di un cavaliere medievale



Editore: Laterza  2008
  • Collana:  Robinson.Letture
  • Copertina rigida: 113 pagine
  • Autore : George Duby


"Vieni con me, partiamo per un viaggio avventuroso indietro nei secoli, fra il 1160 e il 1220 sotto il regno di Filippo Augusto, nella Francia del Nord. È là, in quell'epoca e in quel paese che ci trasferiremo, raccogliendo tutti i segni che i cavalieri hanno lasciato al loro passaggio. Di quell'epoca rimangono qualche pergamena conservata negli archivi, racconti, storie vere o inventate. Ed è proprio uno di questi testi che ci permette di vedere abbastanza da vicino un cavaliere. Sarà lui il nostro testimone principale." Georges Duby racconta la vita appassionante di Arnulfo di Ardres, tra amori, tornei e battaglie. E lui il vero eroe del racconto. 

venerdì 31 luglio 2015

Il castello "Dentice di Frasso" di Carovigno

Il documento più antico che cita un "Castellum Carovinei" è del 1163: si tratta di una pergamena dell'Archivio Capitolare di Ostuni, pubblicata da Ludovico Pepe in "Memorie storico-diplomatiche della Chiesa Vescovile di Ostuni".
Il documento cita un certo Filippo di Ursone, il quale, nell'acquistare una casa sita in detto "Castellum" si obbligava a dare annualmente una libbra di cera al Vescovo di Ostuni.
Dovrebbe, dunque, essere di origine normanna la prima torre, che coinciderebbe con quella situata tra il cancello di ingresso e la porta delle mura rivolta verso Ostuni.
All'inizio era un castello feudale sotto la dominazione normanna di Goffredo III di Montescaglioso (1163), poi sotto la dominazione sveva di Robert de Biccari (1194), quindi con la dominazione angioina di Adamo de Tremblay (1306).
Un primo nucleo del castello esisteva già quando, nel 1306, scoppia la contesa fra Manfredo de Carovineo, feudatario dal 1273, ed il cavaliere angioino Adamo de Tremblay, un terribile despota, il quale divenuto feudatario nel 1306, si attira l'ostilità dei carovignesi costretti a ricorrere al Re Carlo Il per un suo intervento, il quale intervenne obbligandolo a restituire ai cittadini le proprietà che aveva tolto loro indebitamente.
Da Adamo de Tremblay il feudo ed il castello passano alla famiglia Sambiase e nel 1327 a Carlo de Carvigna.
Nel 1330 il feudo passò sotto la signoria di quel vasto e potente principato che faceva capo ai Principi di Taranto e nel 1382 diviene proprietario Raimondo del Balzo Orsini, Principe di Taranto.
A quest'ultima famiglia, ed in particolare a Raimondo del Balzo Orsini, viene attribuita la costruzione della torre circolare, il consolidamento della muraglia del lato di levante.
Ciò è desumibile, poiché tale nome risulta da una iscrizione lapidea mezza cancellata, che si trova sul pezzo di antica muraglia dalla parte del cosiddetto "Forno Del Prete", e c'è anche da pensare che il Principe avesse restaurato pure la muraglia per mettere la "Terra di Carovigno" in perfetto stato di difesa, così come i tempi richiedevano.
Siccome i nemici più terribili allora erano i corsari, il palazzo con la sua gran torre vennero costruiti dalla parte che prospetta il mare Adriatico, per far testa al sistema di fortificazione, che comprendeva pure altre torri addossate alle muraglie, così come si vede da quell'unica rimasta, la quale difendeva la cosiddetta allora, "Porta di Brindisi".
Il Principe Raimondo del Balzo Orsini, morendo nel 1407, lascia tutti i beni ed il castello di Carovigno alla moglie, la Regina Maria d'Enghien, Contessa di Lecce.
La prima descrizione del castello è documentata nell'inventano del 1444, attribuito a Maria d'Enghien: "Item have dicta "Item have dicta corte uno palazzo con sala cammare stalle et cellaro, molino, acquaro et conservarie, ed altri assai membri con una torre al costato de dicto palazzo verso Hostuni".
Siccome il Principe di Taranto Raimondo del Balzo Orsini e la sua consorte, la Regina Maria d'Enghien, non ebbero figli, il Re Ferdinando I d'Aragona nel 1464 decise di donare il castello ed il feudo a Bartolomeo de Ursinis, in relazione ai preziosi servizi resi.Nel 1492, il feudo di Carovigno viene concesso dal Re Ferdinando I d'Aragona a Giovan Gaspare De Loffreda, proveniente dall'illustre famiglia napoletana che vanta uomini famosi nelle armi e nel governo (il più potente, Ferrante Loffredo, fu governatore di Terra d'Otranto e Vicerè dal 1570 al 1572).
Dopodichè il destino del feudo e del Castello è il seguente: dal Barone Pirro Loffredo (1500) al Barone Gaspare Loffredo (1507), dal Barone Giuseppe Loffredo (1520) al Barone Leonardo Loffredo (1529), dal Barone Scipione Loffredo (1562) al Barone Pirro Loffredo (1589) (una stirpe che comincia con un Pirro e si chiude con un Pirro).
Questo mutamento di famiglie, verificatosi tanto spesso, derivava non solo dalla facile mancanza di eredi, ma anche dalle inadempienze agli obblighi del feudatario verso la Corona, per cui seguivano devoluzioni e concessioni nuove.
In questo periodo, sotto la famiglia Loffredo, il castello assume la fisionomia, anche oggi in gran parte visibile, di fortificazione tardo medievale di impianto triangolare, con torri ai vertici collegate da massicce cortine.
La torre a sud, quadrata, con muro d'attico perimetrale in aggetto, potrebbe essere una preesistenza del periodo normanno.
Una cordonatura perimetrale, ora interrotta in più tratti, fasciava unificando l'intera fortificazione.
La torre ad ogiva, a nord-ovest, sulla quale esiste ancora l'arma vajata dei Loffreda, costruzione tipologicamente cara fra le fortificazioni italiane, è attribuita a Francesco di Giorgio Martini.
Non può certo essere questa la sede per riaprire il dibattito su tale attribuzione; resta comunque attendibile l'ipotesi della presenza, presso la corte illuminata del Principe di Taranto Giovanni del Balzo Orsini, (fra il 1491 e il 1492), dell'architetto Di Giorgi Martini al quale, fra l'altro, si deve la configurazione dei castelli di Gallipoli, Taranto ed Otranto.
La presenza dell'architetto senese ha sicuramente influenzato l'architettura militare pugliese del primo '500, in un momento in cui le nuove tecniche di guerra e di combattimento rivoluzionano i sistemi di difesa, infatti , in caso di attacchi con palle di cannone, la sagoma triangolare della costruzione avrebbe permesso di deviare i colpi e di resistere meglio di un normale muro piatto.
La famiglia Loffreda del resto, non può non essere inserita nella cultura architettonica dell'epoca, dal momento che alcuni suoi membri ricoprono le più alte cariche presso il governo centrale.
Quindi il feudo ed il Castello pervennero nel 1742 al Principe di Francavilla Fontana Michele Imperiali, con il quale il castello completò definitivamente la trasformazione da fortezza militare a residenza signorile.
A sostegno di tale ipotesi, può intendersi il Catasto Onciario redatto dall'Università di Carovigno nel 1742 che, nel descrivere i beni del Principe di Francavilla Fontana, Michele Imperiali, fra l'altro riporta: "Possiede nel ristretto di questa terra un Palazzo consistente in sala, camere soprane, e sottane, rimessa, e stalla e sotto detto Palazzo vi è un magazzeno per rimettere ogli, e cantina, con la chiesa ancora attaccata a detto palazzo, e tutto detto comodo serve per uso proprio."
Inoltre, Cosimo De Giorgi, nel suo "La provincia di Lecce", stampato nel 1888, rivela che, "Entrando nell'atrio del castello si nota che ha perduto l'antico suo aspetto: le nuove costruzioni, eseguite al tempo degli Imperiali, gli hanno fatto perdere il carattere primitivo.
Con la morte di Michele Imperiali, che anch'egli non ebbe nessuno che gli succedesse, avvenne l'ultima devoluzione al Regio Fisco nel 1782.
Non volendo più il Re saperne di concessioni feudali, ebbe termine il regime feudale, con tutte le angherie che da esso derivavano, anche se i mali maggiori non derivavano tanto dal feudatario, che per lo più dimorava a Napoli, quanto dalle persone che in sua vece amministravano.
A causa dell'aria malsana la colonia di Serranova decrebbe e si estinse.
Nel 1792 il Castello di Carovigno con il relativo feudo vengono venduti in assoluto e senza obblighi di feudalità al Principe Gerardo Dentice di Frasso, ma la fortezza cade nell'abbandono, fino ai "restauri" del 1906-1916.
L'equivoco atto di vendita rende complessa e litigiosa l'applicazione delle leggi murattiane sulla soppressione della feudalità e causa una lunga controversia tra il Comune e la Casa Dentice.
Disabitato da quasi un secolo, il Castello ritorna, nel 1904, alla destinazione residenziale, quando, divenuto proprietario il Conte Alfredo Dentice di Frasso, avendo ricevuto il castello come dono di nozze, questi vi si stabilisce con la moglie, la contessa austriaca Elisabetta Schlieppenbach.
I lavori di ristrutturazione vengono affidati all'ingegnere Marschiczek, originario di Napoli, il quale, secondo le considerazioni di Armando Comez (amico dei Dentice ed autore di un opuscolo sull'arte della tessitura a Carovigno) "dovette lavorare su scarse tracce, ma la fantasia lo aiutò, permettendogli di fondere con molta saggezza gli stili predominanti in Puglia, che vanno dai rigidi motivi dell'alto medioevo alla grazia toscana del '300; dalla geometricità orientale alla esuberanza spagnolesca." Un'altra testimonianza dell'epoca, quella di Alessandro Carlucci, autore di "Il Castello Feudale del Conte Alfredo Dentice in Carovigno", descrive lo stato dell'edificio immediatamente prima dell'intervento del 1906: "Il Castello del quale ci occupiamo, oltre che avariato per vetustà minacciava rovina per profonde lesioni ed era ricettacolo di barbagianni e di altri uccelli notturni; tra le fenditure, nei trabocchetti, sui finestroni, ed all'interno delle camere, che vi rimanevano chiuse e disabitate, si rinvenivano nidiate di uccelli, oltre alle tane di topi sprofondate nel grande spessore dei muri nei quali prendeva parte un infinito numero di pipistrelli."
Il restauro eseguito negli anni 1906-1916 ha due motivazioni: da una parte il consolidamento delle strutture esistenti, compromesse dal tempo e dall'abbandono, dall'altra l'adeguamento degli ambienti ai nuovi bisogni abitativi e la messa in opera di un apparato a fini scenografici necessari all'esaltazione del prestigio nobiliare e sociale della coppia aristocratica proprietaria.Nel 1961 il Castello divenuto di proprietà pubblica per mezzo dell'atto di vendita stipulato fra il Conte Luigi Dentice di Frasso, (nipote ed unico erede testamentario in quanto il Conte Alfredo non aveva avuto figli) e l'O.N.M.I. di cui era Presidente l'On. Giuseppe Caromia).
Fu dapprima adibito a sede deIl'O.N.M.I., poi a sede della scuola media, subendo trasformazioni e ristrutturazioni che all'interno hanno determinato la distruzione in molte parti della spazialità romantica, ed all'esterno hanno provocato l'apertura, nella zona basamentale delle cortine murarie e nelle torri, di porte e finestre.
Inoltre, nel cortile esterno, viene addossato all'edificio romantico un porticato in forme neogotiche.
Attualmente è di proprietà comunale.
Per qualche anno l'insigne monumento è rimasto nuovamente in stato di lento abbandono poiché l'Amministrazione comunale ha stabilito con delibera n° 120 del 30 Gennaio 1985 di trasferire la scuola media in nuovi locali costruiti appositamente; però nel contempo ha deliberato l'utilizzazione del complesso monumentale a fini socio-cuIturali quali: biblioteca comunale, archivio comunale, museo archeologico, sala convegni e centro culturale. Il progetto di restauro ha pertanto dovuto tener conto di tali indicazioni fornite dall'Amministrazione comunale. 

Bibliografia: http://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/brindisi/carovigno.htm
































mercoledì 29 luglio 2015

San Vito dei Normanni : Il castello Dentice di Frasso

La prima costruzione del castello , si  attribuisce al normanno  Boemondo di Taranto nel XII secolo ma non ci sono al momento fonti attendibili  che accertino questo. L'accesso originario avveniva tramite un ponte levatoio che si chiudeva in caso di pericolo. Intorno alla torre vi è un ampio cortile in cui si affaccia la costruzione cinquecentesca della residenza, caratterizzata da una serie di beccatelli ed eleganti finestre rettangolari. L'ingresso al palazzo è costituito da un arco a sesto acuto, sulla cui sommità è collocato lo stemma. Notevole la scalinata in pietra che conduce ad una veranda colonnata, su cui poggiano tre archi a tutto sesto. Nel suo interno conserva sale decorate, tele, trofei di caccia. Ancora oggi il castello è di proprietà privata e abitato dai discendenti della famiglia Dentice di Frasso.
Bibliografia : https://it.wikipedia.org













































































































































venerdì 3 luglio 2015

Il castello perduto di Ostuni




Il castello fu eretto nel 1198 per volere di Goffredo Conte di Lecce, feudatario della Contea di Lecce  Attualmente del maniero sono rimaste poche tracce. Gli Angioini rafforzarono le mura della Città e in seguito gli Aragonesi ampliarono il maniero. Alla fine del medioevo il feudo di Ostuni viene donato al signore di Milano Gian Galeazzo Sforza.

Bibliografia : Castelli torri ed opere fortificate di Puglia, a cura di Raffaele De Vita : Adda Editore


venerdì 26 giugno 2015

Francavilla Fontana. le mura medievali

La costruzione della prima cinta muraria della città fu concessa dal principe Filippo di Taranto il 16 novembre 1364;anche se il loro tracciato è ignoto, probabilmente si sviluppavano nelle immediate vicinanze della chiesa matrice. Nel 1455, il nuovo feudatario, Giovanni Antonio Orsini Del Balzo decise di sostituire le vecchie mura angioine con mura più solide, grandi ed articolate.Il 16 marzo 1517 la Regina Giovanna IV concesse la costruzione di una nuova cerchia muraria più larga, dato che il feudo si era notevolmente ingrandito. L'ultima cerchia muraria fu costruita nel settecento, durante il dominio degli Imperiali.
Nel 1838 si ebbe il primo nucleo urbano costruito al di fuori della cerchia muraria, che nel corso di un secolo fu quasi del tutto abbattuta; oggi dell'antica cinta muraria restano solo pochi tratti intorno al centro storico. Le porte erano i punti d'accesso della cinta muraria cittadina, la loro costruzione avvenne tra il XVII secolo e la prima metà del XVIII. Nel corso degli anni l'espansione della città ha portato ad un progressivo abbattimento delle porte, lasciandone ai giorni nostri solo tre.
La "Porta del Carmine", edificata dagli Imperiali tra il 1630 ed il 1656, è fortemente monumentalizzata e la struttura a trefornici l'avvicina ad un arco di trionfo; è forse quella che riveste la maggiore importanza storica, nel corso dei secoli è stata infatti teatro delle esecuzioni capitali e di scontri armati tra i francavillesi e le popolazioni limitrofi. La "Porta della Croce" e la "Porta dei Cappuccini" risalgono invece al XVIII secolo, entrambe costituite da un unico fornice si caratterizzano, la prima, per l'utilizzo del bugnato come rivestimento murario, la seconda, per il timpano semicircolare che la sovrasta.

Fonte: https://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/brindisi/provincia000.htm#sanpancrazio

sabato 8 novembre 2014

Convegno sulla prima età angioina (1266-1343)

Ricevo e pubblico dalla Società di Storia Patria per la Puglia - Sezione di Brindisi :

Società di Storia Patria per la Puglia Sezione di Brindisi 

X Convegno Nazionale di Studi e Ricerca Storica 
La prima età angioina (1266-1343) in Brindisi e nella Puglia 

13-14; 20-21 novembre 2014 
 Museo Provinciale “Francesco Ribezzo” - Istituto "Ettore Palumbo" 

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